PREMI
63º Festival del Film di Locarno, Secondo posto al Premio Giuria dei Giovani

Pietro vive assieme al fratello Francesco in un’anonima periferia in un vecchio appartamento, ormai fatiscente, lasciatogli dai genitori. Il loro rapporto è difficile: Francesco è un tossicodipendente, legato ormai in modo irreversibile all’ “amico” spacciatore Nikiniki e al suo gruppo di compari. L’unico modo in cui Pietro sembra riuscire a mantenere un contatto con il fratello è quello di assecondare il ruolo di buffone ritardato affibbiatogli dalla congrega di amici.
Qualcosa sembra cambiare quando Pietro, al lavoro, conosce una ragazza. Durante una delle solite serate, Pietro presenta l’amica agli altri e subito la festa prende una brutta piega: sarà questa la miccia che innescherà l’inaspettata reazione di Pietro.

DANIELE GAGLIANONE (Ancona, 1966)
Dopo essersi laureato in Storia e Critica del Cinema presso l’Università di Torino, lavora nei primi anni ’90 per l’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza (ANCR). Produce numerosi documentari negli anni fra il 1991 ed il 1997, periodo nel quale dirige inoltre una serie di cortometraggi di fiction, fra i quali L’orecchio ferito del piccolo comandante (1994), che riceve una Menzione Speciale al Festival di Locarno nel 1995. Nel 2000 presenta il suo primo lungometraggio, I nostri anni, selezionato alla Quinzaine des réalisateurs del Festival di Cannes 2001. Il suo secondo lungometraggio, Nemmeno il destino (2004), partecipa alle Giornate degli Autori al Festival di Venezia.
Il suo documentario sulla Bosnia, Rata Nece Biti‐ la guerra non ci sarà, nel 2008 vince il Premio Speciale della Giuria per il Miglior Documentario Italiano al Festival di Torino e, l’anno seguente, viene premiato col David di Donatello.

Rabbia, tenerezza, fragilità, violenza. Sono le quattro parole che emergono quando penso a Pietro, un film nato da diverse congiunture e suggestioni, alcune molto personali. Era un momento difficile, non stavo facendo nulla e mi dicevano che dovevo essere meno radicale nelle scelte delle storie da raccontare. Così, per risposta, ho scritto l’abbozzo di Pietro: un film duro che nasce da una situazione dura, da persone che conosco, fragili, invisibili, che questa società non vuole vedere. Ma che possono diventare bombe a orologeria, pronte ad esplodere. Il film è anche figlio di una riflessione sui tempi che stiamo vivendo, dell’urgenza di dire e fare qualcosa. In questo senso Pietro ha una innegabile dimensione politica. (Daniele Gaglianone)

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