PREMI
Premiers Plans Festival (Angers), Miglior attore

Frank è un ambizioso e determinato studente di medicina: non ha amici, gli ultimi esami sono imminenti e niente e nessuno deve distrarlo. Questo vale specialmente per Lotte, la ragazza che si è appena trasferita al piano di sopra: lei cerca di far amicizia, ma per Frank è solo un tormento, specialmente di notte, quando i rumori provenienti dal piano di sopra gli impediscono di dormire. Alla fine, l’insonnia gli farà perdere il controllo…
Un giorno, Frank viene misteriosamente aggredito sul pianerottolo e Lotte lo soccorre: l’avvenimento li farà avvicinare, ma questa nuova amicizia non sarà priva di conseguenze.

Johan Lundborg (1977), Johan Storm (1978)
Regista e direttore della fotografia, Johan Lundborg ha studiato alla Scuola di Cinema dell’Università di Göteborg e poi al FAMU di Praga. Ha scritto, diretto e montato diversi cortometraggi: Sausage Eats Man e Catch 116 (2000), The Proud Matador (2002) e Isolerad (Isolated, 2003). Ha poi girato il pluripremiato documentario Att flytta vuxna katter (2005) e Roger Nilsson’s Enterprise (2009, documentario). Con Johan Storm ha scritto e diretto il cortometraggio Rosenhill (2008), Premio del Pubblico come Miglior Cortometraggio al Festival di Göteborg nel 2009.
Johan Storm si laurea alla Scuola di Cinema dell’Università di Göteborg nel 2003. Lavora come critico cinematografico per il quotidiano ”Arbetarbladet” e come vice direttore per la Davien Littlefield’s Management di New York. Insegna cinema, video e televisione alle scuole superiori. Attualmente realizza spot pubblicitari e filmati divulgativi.

Corridor è un film che non ha fretta: indaga l’ambiente e il personaggio, costruisce un’atmosfera tesa, e poi accelera. È ispirato a certi film hollywoodiani degli anni ’70 (L’esorcista, Rosemary’s Baby, Alien, ecc,..), i cui personaggi ed i cui valori vengono svelati poco a poco. Questo, a livello emotivo, ci rende sempre più partecipi del loro destino. Siamo entrambi attratti dalla narrazione “visiva”, che non usa troppe parole. L’isolamento di Frank ci porta nel suo mondo, alle sue condizioni: vediamo ciò che vede, ascoltiamo ciò che sente. Visivamente, creiamo una crescente sensazione di claustrofobia: lo spazio di Frank si riduce quanto più egli si addentra nel mistero di Lotte. È completamente solo. (Johan Lundborg & Johan Storm)

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