1984. Nel settembre ancora torrido e assolato di quella provincia rurale emiliana più intrisa di cattolicesimo e socialismo nostrano, Elia, adolescente derivante da questi orizzonti, vive con i genitori: William, con una forte inclinazione ideologica al marxismo, e Maddalena, molto devota; con il fantasma di un fratello maggiore che non torna ormai da un anno, Samuele.
Cominciano i giorni della vendemmia e ad aiutare nei campi arriva anche Emilia, la nipote ormai grande di una coppia di compaesani. Presuntuosa e disinvolta, Emilia è una rivoluzione nell’ordine della quotidianità dell’adolescente di provincia, ma, a dispetto di questo, pochi giorni basteranno a Elia per risvegliare in lei un animo che pareva essere sommerso dalla disillusione e da una costante mediocrità.

MARCO RIGHI (Reggio Emilia, 1984)
Studia regia e montaggio. Per cinque anni lavora come editor presso una casa di produzione; nel maggio 2009 apre “505”, uno studio di comunicazione specializzato in post-produzioni video. A due cortometraggi, Michele, la paghetta e Truffaut (2004) e Il bagno verde (2005), segue nel 2008 un’opera prima nel campo dei documentari, Abbasso il Duce, di cui cura regia e montaggio.
I giorni della vendemmia è il suo lungometraggio d’esordio.

Quando ho pensato a I giorni della vendemmia non avevo chiaro che potesse diventare un film. Pensavo forse a qualcosa di più breve… come un mediometraggio; poi però mi sono accorto che, ripresa dopo ripresa, i personaggi cominciavano a vivere per davvero e avevano come l’esigenza di dimostrare qualcosa ciascuno di loro. Per questo, credo, sia diventato un film. Un film delicato e intimo, personale ma non autobiografico, sulla mia terra, in cui m’interessava la messa in scena più di qualsiasi altra presenza, e tra queste ci metto anche soggetto e sceneggiatura; volevo entrare fisicamente dentro quel campo filmico e fare sentire il puzzo degli ambienti. (Marco Righi)

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