PREMI
Premi del Cinema Svedese 2011, Miglior Sceneggiatura e Miglior Attrice Protagonista; Festival del Cinema di Pusan 2010, Premio Flash Forward

Katarina ha 20 anni e una vita inquieta, che sembra aver già raggiunto il capolinea, trascorsa in una desolata periferia. Tutto cambia quando scopre la musica: ascoltare in concerto il Requiem di Mozart alla Concert Hall di Göteborg la fa vacillare e le apre le porte di un mondo meraviglioso. Sente che deve cambiare vita ed andarsene il più lontano possibile dalla brutta realtà in cui vive.
Ma il cammino da intraprendere si dimostra insidioso, costellato di bugie, tradimenti, nonché di una pericolosa relazione adulterina con il direttore d’orchestra Adam. Eppure Katarina è pronta a tutto per acquistare la sua nuova identità.

LISA LANGSETH (Stockholm, 1975)
Laureatasi all’Università di Cinema, Radio, Televisione e Teatro di Stoccolma, la sua carriera come drammaturgo e direttore di scena decolla negli anni ’90. Nel 2006 dirige il cortometraggio Accepted (2006), prodotto da Helen Ahlsson, che riceve una Menzione Speciale per la Miglior Sceneggiatura al Festival di Göteborg e vince il premio come Miglior Cortometraggio al Festival Internazionale del Cortometraggio di Leuven (Belgio) e al Festival di Torino.
Nell’autunno del 2004 il suo dramma The Loved One (2004) ha la prima al teatro Elverket del Royal Dramatic Theatre di Stoccolma, con Noomi Rapace come protagonista. Pure è il suo lungometraggio d’esordio.

Pure parla della scalata sociale e culturale di una giovane donna nel 2010. Il film è vivo a livello tanto politico quanto psicologico, sebbene possa essere semplicemente descritto come il resoconto di una giovane donna pronta a tutto pur di acquisire una nuova identità. La cultura elitaria cui Katarina si trova di fronte nella sala da concerto opera sia come catalizzatore, sia come tranello. Qui, visioni intellettuali e musica meravigliosa regnano sovrane; tuttavia, sono anche presenti, a garanzia dell’istituzione, un capitale culturale accumulato negli anni ed un elitarismo maschile di fondo. Spero che i miei personaggi presentino, alla stessa maniera, una doppia faccia: io non li vedo né buoni né cattivi, è più una questione di causa ed effetto che guidano le loro azioni. Sono, dopo tutto, solo umani. (Lisa Langseth)

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